Massimo Monti - p. iva 00376510442 © Copyright 2020 All rights reserved ultimo aggiornamento al 10/11/2020



Le speranze che l'estate possa arginare la COVID-19 si stanno affievolendo con il passare delle settimane, ma alcuni studi sostengono che il clima mite e l'elevata umidità possano rallentare la diffusione dell'infezione, forse interferendo con l'integrità strutturale del virus. Se anche fosse, si tratterebbe però soltanto di un lieve vantaggio in termini di tempo e non certo di un fattore protettivo o di un'immunità. L'unica certezza per il momento è che la pandemia ha fatto saltare la COP26 di Glasgow, la conferenza sul clima di novembre 2020.
In Italia, l'unica immunità di gregge che abbiamo testato è stata quella comportamentale: scegliendo di rimanere a casa ci siamo protetti l'un l'altro impedendo al virus di circolare liberamente e riproducendo - con molti sacrifici - l'effetto ricercato nei vaccini. Nei guariti si trovano anticorpi neutralizzanti che impediscono al SARS-CoV-2 di propagarsi tra le cellule, ma al momento non è chiaro quanto duri questo effetto: lo sapremo solo ripetendo più volte i test degli anticorpi sui sopravvissuti all'infezione. In mancanza di dati certi, l'idea che si possa contrastare il virus semplicemente espondendo la popolazione alla COVID-19 e contando sull'effetto protettivo dei guariti suona più che altro come un cinico esperimento sociale.
Se è chiaro che il mercato di animali vivi di Wuhan sia stato legato alla prima, visibile ondata di casi, non tutti gli epidemiologi ritengono che il passaggio del coronavirus da animale a uomo sia avvenuto in quel contesto. Un recente studio su Nature ha ipotizzato che il SARS-CoV-2 possa aver fatto il salto di specie ben prima, e abbia continuato a circolare nell'uomo in una forma innocua, prima di creare le condizioni che hanno provocato l'attuale epidemia.

Quante tra le persone con COVID-19 muoiono? È la domanda che ci poniamo dall'inizio dell'epidemia e alla quale, finché non saranno effettuati test sierologici degli anticorpi che chiariscano quanti sono stati realmente i contagi, non sapremo rispondere. Fin dall'inizio è stato chiaro che i numeri forniti dal quotidiano bollettino della Protezione Civile non sono quelli reali dell'epidemia, e che sull'alta letalità del virus in Lombardia ha influito un'altissima percentuale di casi sommersi, perché sintomatici e non testati o perché asintomatici.

In principio si parlava dei soli sintomi polmonari, poi sono emerse evidenze sui danni della COVID-19 al sistema cardiovascolare. Sappiamo che il virus può colpire i reni, il fegato e il tratto gastrointestinale, mentre stanno emergendo alcuni (più rari) casi di sintomi neurologici come confusione, deliri, crisi epilettiche, infezioni cerebrali. I dati che abbiamo suggeriscono che il virus o la reazione immunitaria ad esso provochino danni multiorgano, ma quali siano questi organi lo si sta apprendendo sul campo, attraverso l'analisi delle esperienze dei pazienti.
Massimo Monti - p. iva 00376510442 © Copyright 2020 All rights reserved ultimo aggiornamento al 10/11/2020